Dopotutto…


…non è solo colpa mia se questi ultimi anni sono stati pesanti come macigni. Se ho dato inutilmente. Se ho perso la mia famiglia e un amore importante (per me).
Dopotutto sono ancora qui, nonostante mi sia venuta spesso la voglia di mollare gli ormeggi per stanchezza, per paura o viltà.
Eppure questo piccolo pensiero me lo devo.

Tanti auguri, e forza e coraggio, vecchia bambina.
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Forse


“Poi d’improvviso lei sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei
stretto come se non ci fosse che lei.”

Forse a volte succede. Forse a qualcuno succede. Forse è solo passato tanto tempo. Forse è stata anche colpa mia. Peccato che di “forse” non possa vivere nessuno.

Messaggio Vodafone (gratis)


“Se il tuo scopo è grande e i tuoi mezzi piccoli, agisci comunque, perchè solo con l’azione essi possono crescere in te”.
Aurobindo

Ad occhio e croce diciamo che in me può crescere solo l’inutilità delle mie piccole azioni.

Identificazioni


Direttamente dalla pagina fb di un’amica.
Non ho mai amato particolarmente i film di animazione, probabilmente per averne dovuto fare scorpacciate assurde quando mio figlio era piccolo.
Però questo video è un’eccezione. ;-)

Cicli



“Resistere nel corso della vita come una roccia nel mare, imperturbabile e irremovibile di fronte alle onde incessanti”.

Inayat Khan

Waiting


Tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac tic tac.
Le pulsazioni del cuore sono lancette di un orologio. Le pulsazioni del cuore sono sabbia in una clessidra. Le pulsazione del mio cuore sono l’asticella di un metronomo.
Pensavo che impazzire fosse facile.
Invece no.

La piscina


Sono stata ossessionata dal tempo, ma il tempo ha valenze multiple.
Può essere amico o boia.
Sto cercando di ordinare, a r c h i v i a n d o, gli ultimi anni, cioè gli ultimi dolori, chè per quelli nuovi c’è sempre tempo.
Però non è detto.

Mamma enne



8 settembre 1992. Ero fuori della settimana ostetrica da tre giorni e non ne potevo più di ricevere le telefonate delle mie amiche che, querule, mi chiedevano:”Sei ancora lì?”.
Le avrei affettate come salami.
Quella sera vidi “Via col vento” per la cinquantesima volta, per ingannare l’attesa e il nervosismo.
Alle 2 di notte mi alzai per andare in bagno e mi accorsi che gli slip erano macchiati di sangue e di una sostanza gelatinosa.
Corsi letteralmente giù, dove dormivano e dormono i miei, e mi misi a picchiare contro la porta.
Venne ad aprire mio padre.
– Papà, forse è arrivato il momento.
Le contrazioni erano ravvicinate, ma deboli e discontinue.
Il genitore ginecologo decretò che mi sarei dovuta ricoverare dopo poco, ma forse il nonno aveva avuto il sopravvento sul medico.
Così io, che stavo benone, ebbi tutto il tempo di purgarmi da me e, soprattutto, di farmi una doccia rilassante e di lavare i capelli, che allora portavo abbastanza lunghi.
Tra le 7 e le 8 del mattino arrivai a Bari, accompagnata da mio marito e da mia madre.
Ero di una tranquillità assoluta.
Ma l’utero non era ancora prontissimo.
Un ovulo di progesterone alle 9 mi provocò contrazioni ridicole, ma alle 14 il collo era completamente appianato ed era cominciata la dilatazione.
Rimasi così, in standby, attaccata alla macchina del tracciato.
Il mio ginecologo, compagno di studi di mio padre, lo chiamò per dirgli che tutto procedeva bene e che il nipote (il primo) sarebbe nato il giorno dopo.
Alle 17,30 mi somministrarono una flebo di ossitocina e Riccardo si affacciò su questo mondo alle 19,10. Lungo, secco e perlescente.
– Eccolo: è nato.
Fuor di retorica, son parole che non dimenticherò mai più. Io, che ero la negazione dell’istinto materno. Io, presidentessa dell’Erode Fans Club.
Oggi quello scricciolo secco di poco più di 3 kg è il ragazzo ritratto in foto.
Quand’anche la mia vita andasse a rotoli, cioè ancora più a rotoli, ci sarebbe lui.
E questo, per me, è un peso (perchè praticamente l’ho allevato quasi da sola), ma una gioia incommensurabile.

Auguri, grandissimo rompiballe.



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Così va l’estate, il mio lungo capodanno: un insieme di pagine da chiudere con decisione.

A volte succede che un malato riesca a tirar su il morale a chi va a fargli visita, e ci si renda conto della relatività di tutto. Specie se la struttura sanitaria è situata accanto ad una chiesa.

Mio figlio prepara cocktail buonissimi. E’ poco ortodosso e molto fantasioso, ma l’importante è
provarci, mentre nel mio bicchiere color arancio chiaro si scatena e si esaurisce una tempesta assolutamente perfetta.

I miei capelli “sono come fili scoperti”. Chi tocca muore.

settembre: 2009
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