Zezi


“Il signor Prunas?”, la udii domandare, dal ricevitore, appena ebbi detto pronto; e che quella voce fosse ancora la più inconfondibile dimostrava quanto aveva significato per me. Provai una vertigine: che però in un attimo si dissolse, come nei sogni di chi crede di stare su un precipizio  e invece si ritrova sopra un qualsiasi gradino; delude anche non provare più ansia. Intanto lei, di là, chiedeva:”Ricorda i fuochi di San Giovanni?”, e così li vidi, quando cominciavano a brillare sparsi nella caligine della vallata: sapendo che ormai potevano essere solo della memoria. E che null’altro sarebbe stato – in bene o in male – come prima, comunque noi fossimo stati – insieme o no: gli amori sono diversi fra loro ma tutti guariscono, mentre si guarisce in qualche modo dalla vita”.

Salvatore Mannuzzu, “La ragazza perduta”

Tardi o mai?


Adesso capisco tante cose: meglio tardi che mai.
Capisco il senso di “esclusività” disatteso, certe parole formalmente ipocrite: praticamente un clichè.
Capisco l’arte di saper glissare con disinvoltura per evitare di camminare sui carboni ardenti.
Peccato, però.

aprile: 2012
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