Nessuno


T’ho pregato di non venirmi più in sogno.

La mia parte eterea l’ha chiesto alla tua: evidentemente ogni comunicazione è interrotta.

Meglio così.

Giusto così.

Stanotte non t’ho visto.

So che eri in una stanza d’ospedale, di un ospedale che pareva un centro commerciale gigantesco.

Ho sbagliato reparto un sacco di volte.

Ho seguito indicazioni volutamente fuorvianti.

Alla fine ti ho comprato un giocattolo e mi sono indirizzata verso l’ala giusta.

Ho chiesto alla reception se ci fosse il signor LS: mi hanno detto di sì.

Ho imboccato una scala stretta e fatiscente, diretta al quinto piano, mentre una ragazza palesemente drogata mi rideva dietro.

Arrivata davanti alla porta mi si è materializzato davanti un conoscente (mio, non tuo).

Mi ha semplicemente detto: “mi dispiace, sei arrivata tardi, è appena morto”.

Cazzo di risveglio, eh?

Il nome


Il giorno di nascita, il tuo compleanno, sta a ricordare quando sei venuto al mondo.

E nel mondo ci resti per un tot di anni, generalmente molto variabile, fino al momento in cui te ne devi andare.

Quindi al giorno di arrivo si affianca quello della partenza.

L’alfa e l’omega, insomma.

L’onomastico ricorda il nome che ti è stato affibbiato quando sei uscito dalla pancia della mamma.

Può essere che ti piaccia, o che ti faccia schifo, ma è tuo in ogni caso, e ti connota.

Gli altri lo associano a te e al tuo aspetto, nonostante ci siano tante e tante persone che si chiamano allo stesso modo.

Però tu sei tu: l’essenza, la corporeità più l’appellativo.

La data di nascita sta solo ad indicare che, da quel momento, è ufficialmente iniziata la corsa verso la fine.

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