Nella musica ho solo scoperto il bisogno di amore che c’è


Quest’anno, come gli scorsi, Sanremo col contagocce.

Conti mi sa di poco, le due vallette mi paiono cretine, la bruna, e rozze, la bionda.

Ieri cambio canale, per caso, sul faccione e il tatuaggio chilometrico di Marco Masini che canta Nuti, un grande.

Masini…

Un altro celebre “maltrattato” dalla cattiveria e dall’invidia di chi attacca etichette che, a volte, diventano stigmi o che, peggio, sfociano in tragedie.

Non ho visto il festival e quasi sicuramente non lo vedrò, ma spero che Masini si piazzi bene, a prescindere dalla sua canzone, che non conosco.

Sarebbe il riscatto ufficiale di tutti quegli artisti rovinati dalle altrui maldicenze, tanto sciocche quanto gratuite.

Poi, dulcis in fundo, vogliamo dimenticare questa perla?

Io no.

C’era una volta.


“I didn’t tell you that I was really scared
but I just fell deeper without sharing my sorrows.
You couldn’t reach me and I couldn’t reach you.
We slept on the same ground but we didn’t notice anything.”

Storie di una storia


Le mie storie non durano.
Sono a tempo. Cariche come bombe ad orologeria.
Le mie storie non durano perchè (io) sono difficilmente modificabile.
Sono un monolita. Prendere o lasciare.
Che non vuol dire che sia una strega.
Ma non mi lascio imbrigliare, nè addomesticare.
Sono stata una yesgirl. Poi quella ragazza è morta.

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